Riporto di seguito la lettera aperta di Andrea Volpi, capogruppo del Centrodestra in Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, circa le agitazioni nelle Università e con l'invito di non aderire alle manifestazioni del 14 novembre.
L’Onda che in queste settimane agita le Università italiane non è altro che un sunto storico di ciò che è da trent’anni il mondo accademico, l’ultimo colpo di coda di quel sistema di potere che ha conservato intatti i propri vertici e che è stato sinora impermeabile e persistente ai tagli ed ai tentativi di riforma di ogni governo.
I giornali ci hanno appellato come maggioranza silenziosa, ma non per questo le nostre menti sono prive di idee, sentimenti, passioni. Da studenti, consci di essere parte integrante di una società già abbastanza in difficoltà, non ce la sentiamo di mandare in tilt le città, non è nel nostro stile far perdere il treno ad una signora che corre a casa dai propri figli dopo una giornata di lavoro, non è nel nostro Dna autoconvincerci di lottare per una giusta causa e ledere allo stesso tempo i diritti altrui.
Il nostro “ silenzio” è quello della maggior parte degli studenti che preferiscono restarsene a casa piuttosto che rischiare di essere linciati dai collettivi studenteschi di sinistra, ma anche quello di chi ogni giorno organizza assemblee, volantinaggi e manifestazioni per comunicare al mondo che un’altra Università è possibile, senza urlare, senza alzare i toni e soprattutto senza i vertici del sistema che si vorrebbe abbattere al comando.
I giovani di Sinistra dicono di non essere strumentalizzati, si riempiono la bocca di parole come “libero pensiero”, “autonomia”, “futuro”, ma abbiamo visti tutti i Rettori alla guida dei cortei così come i leader sindacali ed i segretari di partito. Il giochetto della protesta popolare, seppure organizzato alla perfezione con giocolieri, palloni, treni speciali e addirittura bambini di 6 anni, non convince affatto: noi non dimentichiamo il Luglio del 2007, quando Mussi e Padoa Schioppa tagliavano allegramente il FFO e davano il permesso ai Rettori di alzare le tasse universitarie nell’indifferenza di questi signori che oggi si strappano vesti, capelli e chissà cos’altro.
In passato la Conferenza dei Rettori (CRUI) ha pilotato le dimissioni dei Rettori contro la riforma Moratti. Poi, al contrario, quando c’era Mussi, nonostante i consistenti tagli, tutto sembrava andare bene per i Rettori e oggi con un altro Ministro di Centro-Destra la CRUI è di nuovo in campo per far saltare le inaugurazioni dell’Anno Accademico. Ma questi signori hanno a cuore la Ricerca e l’Università italiana oppure hanno altro da tutelare?
In molti centri accademici i nomi dei Rettori sono gli stessi da venti anni, così come sono rimaste le stesse le logiche di potere che appartengono al mondo dei Baroni e che hanno portato al decadimento della didattica e della ricerca. In maniera chiara abbiamo espresso più volte che i problemi dell’Università non sono conseguenza della L. 133, bensì il risultato di anni di sprechi, assunzioni appaltate ai sindacati, concorsi truccati e riforme fallite.
Premesso che il Governo in carica ha ottenuto un largo consenso elettorale, anche tra le giovani generazioni, ed è oggi legittimato dal popolo italiano nelle azioni programmate per riformare il Paese, noi chiediamo solo coerenza e continuità con quanto previsto per raggiungere l’obiettivo.
Da Sinistra hanno addirittura rimarcato che il “destro” Sarkozy sta investendo molto sul futuro dei giovani e nella loro formazione, noi guardiamo a tutto ciò con un pizzico di invidia, ma auspichiamo che la maggioranza sostenuta oltre a rivedere i “tagli” per l’anno accademico 2010/2011, si impegni in maniera concreta per rivoluzionare l’Università. Il Decreto 180 approvato il 6 novembre dal CDM è un buon viatico, ma non basta.
E’ noto ed evidente ormai a tutti che il marcio del sistema universitario è frutto, in particolar modo, del ’68 e che, allo stesso modo, quel movimento è finito così come i principi che lo ispirarono e di cui si fece veicolo nella società sono falliti dimostrando tutta la loro inadeguatezza.
Gli alibi sono esauriti, una coalizione dichiaratamente anti-sessantottina è saldamente al Governo e le riforme o si fanno con coraggio oppure si presta il fianco al sistema e si perde per sempre la possibilità del cambiamento.
Quello che i giovani chiedono è una rivoluzione culturale che restituisca responsabilità e dignità all’accademia ed ai soggetti che ne fanno parte e che porti la fresca novità del merito ad investire parimenti docenti e studenti. Per una volta chiediamo di avere quel coraggio indispensabile per scardinare il muro che il sistema ha eretto a propria difesa , quel coraggio che unicamente potrà condurci alla costruzione di una Università nuova partendo per dare il buon esempio dai pochi Baroni amici.
Per anni ci siamo battuti per far emergere gli sprechi quando nessuno ne parlava, ora che sono sotto gli occhi di tutti ci aspettiamo che il Ministro intervenga celermente per eliminarli analizzando uno ad uno i bilanci degli Atenei. Nel futuro del nostro Paese siano “edificate” più Universitas e meno Atenei, lo studente sia messo nelle condizioni di formarsi in centri di eccellenza e sia migliorato il sistema della mobilità interna ed internazionale, si chiudano i troppi centri inutili che sottraggono risorse all’intero sistema.
La credibilità dell’Onda “anomala”, semmai sia mai esistita, si è spenta quando, tra gli studenti, si sono smascherati i veri capo popolo: baroni e sindacati scesi direttamente in battaglia per difendere i loro privilegi. Chiediamo al Governo di vincerla questa battaglia e di parificare i Professori agli altri dipendenti dello Stato obbligandoli a timbrare il cartellino per le ore di lezione e di ricevimento, perché mai più uno studente debba trovare l’aula vuota e mai più giovani talenti debbano perdere il loro tempo per svolgere sotto ricatto i doveri di un docente.
BOICOTTA IL 14! Non partecipare ad una manifestazione in difesa dei
concorsi truccati, degli sprechi e dei privilegi."
Andrea Volpi
Capogruppo al CNSU
Centro-Destra Universitario

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