Ed ecco che, come ogni anno, il Bel Paese si spacca quasi a metà, tra gli appassionati sostenitori del reality più longevo della tv, da una parte, e il resto della popolazione, dall’altra, che suo malgrado il lunedì sera è costretta a una buona mezz’ora di zapping al grido di “speriamo ci sia qualcosa di meglio”. Niente di più inutile, però, quando poi la mattina dopo leggi che lo show della Marcuzzi ha comunque registrato un boom di ascolti in grado di risollevare le sorti della Mediaset che considera ormai il GF come la panacea per tutti i suoi mali, capace di mettere nel cassetto i brutti ricordi e gli ascolti non eccezionali delle varie fiction e miniserie riproposte ogni anno.
E tutto questo perché non c’è niente di più nazionalpopolare che criticare qualcosa e poi finire per vederla (chi negherebbe mai che negli ultimi anni non abbia pronunciato la fatidica frase “vabbeh dai, fammi dare un’occhiata”), e gli italiani in questo, come è noto, sono maestri: da Sanremo al Grande Fratello, ormai il copione è sempre quello.
La cosa che più stupisce è che neanche il 2009, con tutto il bagaglio di disgrazie e morti a carico della nazione di cui siamo tristemente a conoscenza, abbia convinto dirigenti televisivi e produttori vari a cancellare dal palinsesto un programma come il GF in cui, lasciano da parte qualunquismi vari circa le scarseggianti doti intellettive dei partecipanti, ogni lunedì quei 20 concorrenti (o forse di più) si adoperano e si affaticano per superare prove dall’inverosimile stupidità pur di mantenere il loro posticino dentro quella casa, abbellita e resa maggiormente confortabile. Ovviamente se non devono fare un bel nulla per 5 mesi, lo devono pur fare al caldo, comodi e rilassati, alla faccia di tutte quelle famiglie, dagli abruzzesi ai messinesi, che una casa purtroppo non l’hanno più.
Anche se, come tutti sanno, gli italiani hanno la memoria breve (un mese prima si piange e ci si dispera per le disgrazie, e un mese dopo si è già rimosso tutto), c’è ancora - per fortuna - qualcuno che si ferma a pensare, con lo sguardo fisso e disgustato sul televisore, che qualcosa in tutto questo non va, che deve pur esserci un’alternativa e che - invece di porsi domande del tipo “chi è il trans dentro la casa” - gli spettatori dovrebbero chiedersi perché è piacevole essere presi in giro ogni anno… Forse un giorno, i “telenauti”, amanti dello zapping televisivo, dovrebbero pensare al fatto che sono ormai oggetto di una martellante riproposizione di immagini, video e litigate varie degli inquilini in tre quarti dei programmi televisivi, che non rispecchiano la vera realtà dell’Italia ma sono soltanto uno specchietto per le allodole utile a “spegnere” le menti di alcuni e annoiare gli altri che col cervello “acceso” non rispondono all’appello ma boicottano il Grande Bordello.
Matteo Prugnoli

1 commento:
PB per cosa sta?
Posta un commento