
Il 19 luglio del 1992 muoriva in un attentato, Paolo Borsellino e l'Italia intera, quella onoesta riscopriva l'eroe, nessun super potere, umano come tutti quanti ma con tanto coraggio. Borsellino proveniente da una famiglia di simpatie di destra, nel 1959 si iscrisse al FUAN, fu membro dell'esecutivo provinciale, delegato al congresso provinciale venne eletto come rappresentante studentesco nella lista del FUAN "Fanalino" di Palermo. In vita, rilasciò interviste e partecipò a numerosi convegni per denunciare l'isolamento dei giudici e l'incapacità o la mancata volontà da parte della politica di dare risposte serie e convinte alla lotta alla criminalità. In una di queste Borsellino descrive le ragioni che hanno portato all'omicidio del giudice Rosario Livatino e prefigura la fine (che poi egli stesso farà) che ogni giudice "sovraesposto" (come era successo per il collega e l'amico Giovanni Falcone) è destinato a fare. Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista MicroMega, Borsellino parlò della sua condizione di "condannato a morte". Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate. « Mi sento come un morto che cammina » sapeva che il suo momento stava per arrivare ma nonostante tutto provò ad andare sino in fondo... la mafia arrivò prima dello Stato e con 100 kg di tritolo distrusse le speranze della Sicilia onesta. Muorirono assieme a lui 5 agenti della scorta, Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo.

A 16 anni dal suo martirio, oggi lo ricordiamo con un insegnamento da lasciare alle generazioni future:
<< La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.>>
MEDAGLIA D'ORO AL VALOR CIVILE
«Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, esercitava la propria missione con profondo impegno e grande coraggio, dedicando ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la proterva sfida lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Nonostante le continue e gravi minacce, proseguiva con zelo ed eroica determinazione il suo duro lavoro di investigatore, ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio dei più alti ideali di giustizia e delle Istituzioni.»

2 commenti:
in un momento storico in cui la magistratura italiana perde la ratio e non si fa sfuggire occasione per assestare colpi al Governo "nemico", la figura di Paolo Borsellino tuona come un messaggio divino... il fatto che una parte dei giudici italiani sia praticamente impegnato a controbattere e ostacolare lo svolgimento della vita del governo, è un fatto gravissimo che in altri tempi avrebbe fatto gridare al golpe. il sacrifico di Paolo resta senza dubbio, l'esempio di chi per amore della giustizia e per amore della propria Patria, ha messo in gioco la vita. ogni giudice italiano, prima di iniziare la propria giornata, dovrebbe fare un attento esame di coscienza e se il suo impegno per il giusto e per la libertà, fosse una decima parte di quello di Borsellino e Falcone, allora potrebbe continuare con orgoglio il proprio lavoro. qualora non fosse così, dovrebbe avere il coraggio di smettere... ma di solito i giudici italiani non sono grandi uomini, ma semplici ominidi senza orgoglio ne coraggio, gente che muore mille volte al giorno.
non tutti sanno che nelle elezioni presidenziali del 1992, i parlamentari del MSI votarono per Paolo Borsellino come Presidente della Repubblica nel corso dell'XI scrutinio. - Erano gli anni quando la Destra Italina aveva il coraggio di andare contro un sistema malato.
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