Una nuova Scuola per una nuova Italia
“Le condizioni del nostro sistema d’istruzione richiedono scelte coraggiose di rinnovamento. Per avere un’Italia migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore, non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente. L’Italia, per gli impegni assunti in sede europea e nel suo stesso vitale interesse, deve ridurre a zero nel giro dei prossimi anni il suo deficit pubblico per incidere sempre di più sul debito accumulato in passato. Nessuna parte sociale e politica può sfuggire a questo imperativo che comporta anche, inutile negarlo, un contenimento della spesa per la scuola.”
Queste, in sintesi, le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico in corso. La prima carica dello Stato, un uomo che certamente non proviene dalla nostra estrazione politica, concorda sul fatto che una revisione del sistema scolastico italiano è necessaria. Tanto più in un periodo economicamente tragico, come quello che stiamo vivendo.
Visto che le indagini P.I.S.A. pongono l’Italia in fondo alle classifiche internazionali sull’apprendimento delle competenze di scrittura, calcolo e competenze scientifiche, la riforma avviata è sacrosanta per un rilancio che ha come primo obiettivo quello di fornire agli studenti un’educazione di qualità.
I tagli ci saranno, vero! In parte da reinvestire in strutture e servizi scolastici e per premiare i docenti più meritevoli. Ci saranno meno cattedre, vero! Ma nessun insegnante verrà licenziato. Diminuiranno le ore di lezione nelle medie e nei licei, vero! Più ore non sono sinonimo di qualità. Chiuderanno le scuole con meno di 100 alunni, falso! Saranno accorpate come deciso da Prodi. Sparirà il tempo pieno, falso! Anzi verrà aumentato del 50%.
Strumentalizzando vergognosamente bambini e studenti, il Centro-Sinistra ed i Sindacati scendono in piazza, difendendo uno dei loro più strenui baluardi, dopo aver fatto della scuola una fabbrica delle assunzioni e non del sapere. Un ammortizzatore sociale che, oggi, vanta il più alto numero al mondo di bidelli, insegnanti in esubero purché aventi in tasca la tessera della Cgil ed una matrice culturale e politica, costruita sulla logica postsessantottina, che non persegue l’eguaglianza ma l’egualitarismo, responsabile in primis della massificazione dei cervelli.
Il voto in condotta, la Primaria a 2,5 anni per venire incontro alle mamme, il ristabilimento del familiare maestro unico affiancato da insegnanti d’inglese, religione e di sostegno, la chiara valutazione in cifre anziché in giudizi, il reinserimento dell’egualitario grembiule e della formativa Educazione Civica, la certezza degli stessi libri per un intero ciclo di studi, l’introduzione di qualche minimo criterio meritocratico, il ritorno alla disciplina ed all’autorità, un po’ di ordine e pulizia in quella discarica senza fondo che è il sistema pubblico dell’istruzione era il minimo che si potesse attendere da questo Governo stravoluto ed ancora strasostenuto dai cittadini italiani.
Visto che la nostra scuola è messa peggio di quella cilena, visto che siamo il fanalino di coda dell’Europa, cosa dovremmo difendere, la scuola dei maestrini che giocano ancora al ’68, quella del bullismo, quella di Youtube, quella dello sballo? Brava Mariastella, Ministra con gli attributi!!!

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