Il 10 febbraio 1947 un’iniquo Trattato di Pace, ancora oggi in vigore, imposto all’Italia dai sedicenti “liberatori”, mutilava la nostra Nazione del proprio Confine Orientale, una terra periferica solo dal punto di vista geografico, ma nella quale, come cantava il gruppo musicale La Compagnia dell’Anello, “anche le pietre parlano Italiano”.
Una mutilazione decisa al tavolo delle trattative dagli angloamericani per evitare frizioni con l’allora fedele alleato Iosef Stalin, che nella Jugoslavia del Maresciallo Tito poteva vantare all’epoca un satellite. Inutile dilungarci sulla tragedia cui pose inizio quella decisione: del genocidio perpetrato dai gendarmi comunisti ai danni della popolazione italiana, dell’orrore delle foibe, dell’Esodo degli Istriani e Dalmati, dell’accoglienza vergognosamente ostile riservata loro una volta giunti in quella che consideravano la loro Patria (sotto la fredda regia del Pci di Togliatti), ormai tutto si è detto.
Così come ormai scontata è la ferma ed irrevocabile condanna del totalitarismo comunista. È invece ora di rompere il silenzio riguardo ad un altro aspetto non meno grave di quella terribile vicenda: le colpevoli responsabilità dell’Occidente. Un Occidente che non esita a tirare in ballo la Libertà e la Democrazia per troncare ogni critica alle proprie azioni, ed a tuonare contro le violazioni delle medesime perpetrate dai propri nemici, ma che al tempo stesso non esita a prostituire quegli stessi valori su cui dice di fondare la propria civiltà a squallidi equilibri geopolitici ed economici.
Un Occidente che non esita a stingere veri e propri patti col Demonio, salvo poi riprendere le proprie Crociate contro di esso appena si modifica la “congiuntura”. Un Occidente ormai svuotato di ogni forza e vigore e gonfio solo di ipocrisia e retorica. Quello stesso Occidente che, venuto a “liberare” l’Europa più di 60 anni or sono, lo fece però a braccetto col Gigante sovietico, lasciandogli poi in pasto metà del Continente. Una realtà, questa, da troppo tempo ormai sottaciuta: per rendere un omaggio pieno e non ipocrita ai nostri connazionali trucidati dai titini non basta, dunque condannare il totalitarismo rosso, ma è necessario smascherare l’ignavia che colpisce sempre più la politica delle democrazie occidentali, che relativizza ogni valore, anche il più fondamentale, e ne fa sempre di più una neutra merce di scambio.
Questa è dunque la riflessione che vogliamo quest’anno condividere coi cittadini Lodigiani, nella speranza, l’anno prossimo, di poterne ascoltare una dal nuovo Presidente della Provincia, constatato amaramente che quello attuale ha la più totale indifferenza per i morti “scomodi” alla sua parte politica.
Paolo Maria Filipazzi
Commissario Straordinario Azione Giovani Lodi
Commissario Straordinario Azione Giovani Lodi

Nessun commento:
Posta un commento