Eluana Englaro è morta. La notizia si è diffusa poco dopo le 20.10 del 9 Febbraio. L’agonia, dovuta all’interruzione di acqua e delle sostanze nutrienti, è durata “solamente” tre giorni, lasciando di stucco una popolazione che ora si scopre rammaricata e triste, quando prima ne gridava a gran voce l’interruzione di quella che reputavano una “non vita”.
Poche sono le parole, e sicuramente inutili, che possono essere usate ora, di certo è che una vita si è spenta per la mancata somministrazione di acqua e di cibo (perché di questo si tratta) ad un essere vivente: davvero un qualcosa che deve lasciar sconcertato chi vive, o crede, di vivere in una società civile. La cosa più atroce di tutto quello che è successo è che a stabilirlo non sia stata la persona interessata - e anche in questo caso si potrebbe non essere comunque d’accordo - ma una magistratura che si crede padrona di poter concedere o meno la vita, in base a criteri stabiliti in modo auto-referenziale, quasi fosse detentrice di un sacro diritto.
Jean Yves Goffi, filosofo moderno, si è sempre occupato di un tema così dibattuto come quello dell’eutanasia, concettualizzando il principio di “china fatale” ed asserendo che questa “consisterebbe nel fatto che, se si cede su un punto iniziale, tutto rovinerebbe di conseguenza e prevarrebbero gli oltranzisti”, concludendo che “se si accetta in taluni casi di mettere a morte certi malati in fin di vita, assai sofferenti e abbastanza lucidi da chiedere che li si faccia morire, si finirà col mettere a morte , che lo vogliano o no, tutti gli esseri umani ritenuti indesiderabili”.
Nei giorni scorsi molte sono state le manifestazioni per poter salvare questa ragazza, dai ragazzi di Azione Giovani Roma che avevano lasciato delle rose bianche davanti alla sede della corte di Cassazione in Roma, alla fiaccolata organizzata dal Popolo della Vita domenica scorsa (partita da Castel Sant’Angelo fino ad arrivare alla basilica di San Pietro), senza dimenticare le tante associazioni che non hanno mai smesso di presidiare la clinica “la Quiete” (nome strano e alquanto paradossale). Tanta gente ha gridato a gran voce il diritto alla vita e che non si poteva una persona che, ogni giorno, al mattino ha aperto gli occhi e la sera li ha chiusi, che ha avuto spesso crisi di tosse, a cui era tornato il ciclo mestruale e che non ha avuto bisogno di alcun macchinario per poter respirare.
Una critica va mossa anche nei confronti del Governo, mossosi all’ultimo per cercare di riparare ad un vuoto legislativo che poteva essere colmato molti mesi fa. L’Esecutivo, trovatosi di colpo a dover affrontare nel giro di pochi giorni un caso così difficile, aveva deciso di ovviare alla questione tramite l’utilizzo del decreto legge, mezzo sicuramente più idoneo per quanto riguarda la tempistica, ma che non permetteva di affrontare il discorso in modo lucido e preciso. Il resto è noto. Il Presidente della Repubblica che ha dichiarato l’incostituzionalità del provvedimento e il Consiglio dei Ministri costretto a cambiare il testo da decreto legge a disegno di legge, rivelatosi poi del tutto inutile, in quanto la ragazza nel frattempo ci ha lasciato.
Pensare di poter rimanere indifferenti davanti ad un caso del genere è praticamente impossibile, come è difficile credere che non si possa esprimere un proprio pensiero sull’argomento più generale. Questo evento ha aperto la porta ad un primo principio di eugenesimo, ma speriamo che questo venga arrestato sull’uscio e che l’uomo possa tornare a quelli che sono i principi che hanno contraddistinto una società fondata su millenni di cultura, tradizione e rispetto per la vita.
Con la speranza che su questo blog, possa ritrovarsi una generazione che sappia immaginare il futuro. Protagonisti fino in fondo. Luciano Cavaliere
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