Con la speranza che su questo blog, possa ritrovarsi una generazione che sappia immaginare il futuro. Protagonisti fino in fondo. Luciano Cavaliere

martedì 8 settembre 2009

La Compagnia potrebbe dar fastidio a qualcuno...

di Daniele Verdecchia

Risponde alle nostre domande Mario Bortoluzzi, cantante e coautore di molte note canzoni della Compagnia dell' Anello. Per la realizzazione dell' intervista si ringraziano anche Massimo e Marinella Di Nunzio e Federico Ponzo.

1. La “Compagnia dell’Anello” è stata uno dei gruppi promotori del genere alternativo e che ormai dopo più di 30 anni di attività ne rappresentate anche la storia. Sapresti indicarci le tappe fondamentali che hanno segnato il fenomeno della musica alternativa da quando è nato fino ad oggi…e come è cambiato il suo ruolo negli ambienti militanti nel corso degli anni?

Tre tappe fondamentali.La nascita. A Padova nel giugno 1974, quando un gruppo di studenti del FdG e del FUAN decisero di dar vita al Gruppo Padovano di Protesta Nazionale.Un nome lunghissimo per identificare con chiarezza chi eravamo e perché si cantava. Poche chitarre, tanta rabbia, tanto amore, tanta passione. Le cantine semibuie dove si provava, le scalcagnate sedi del FdG dove ci si difendeva, spesso barricati, dalle carezze amorevoli dell’antifascismo militante e da quello in guanti bianchi, non meno letale del primo. A rappresentare e cantare la nostra gente, donne uomini e ragazzi che nonostante tutto credevano, osavano, speravano, resistevano. Questa sicuramente è la partenza dell’avventura, in un clima devastato dall’odio fomentato contro il MSI e le sue organizzazioni. Ciononostante si cantava e anche si irrideva lo strapotere avversario.La lenta uscita dal ghetto.In occasione dei Campi Hobbit storici, fra il 1977 e il 1980.Grandi momenti di liberazione e di maturazione di un movimento giovanile capace di usare linguaggi in grado di aggregare fuori dai rigidi e ormai logori schemi della militarizzazione della politica. Avanguardie culturali di un ambiente che spesso non capiva o non voleva capire la necessità di uscire da un ghetto le cui mura costruite dal “ regime” erano già state scavalcate e che allora bisognava saltare anche quelle costruite dalle nostre paure dell’altro da sé.Ci imponemmo all’attenzione dei media anche se fra mille difficoltà e fra i soliti luoghi comuni. Ma ormai le etichette non bastavano più per definire “l’evoluzione della specie fascista” come scrisse Sullo sulla prima pagina del Manifesto narrando del 3° Campo, quello di Castel Camponeschi.La musica ancora una volta accompagnò questo passaggio introducendo la riscoperta delle tradizioni musicali di tutta Europa, sperimentando generi come il rock e il pop ma cementando nel canto il momento di appartenenza, le radici di una visione della vita opposta a quella della società neocapitalista.Dagli anni del riflusso al nuovo millennioLa consapevolezza sperimentata delle proprie capacità e la necessità di migliorare sempre di più le produzioni, lasciando inalterato il messaggio di un combattimento spirituale ormai affidato alla testimonianza personale, segnarono tutti gli anni ’80 e ‘ 90.Si assistette ad un generale salto di qualità anche se l’ufficialità partitica continuò a non voler capire l’importanza di aiutare queste pulsioni “volontaristiche” e perciò a non sostenere finanziariamente le iniziative. La canzone alternativa rappresentò sempre di più, con i passare degli anni il “luogo ideale” dove certi valori rimasero incorrotti dalla pratica politica quotidiana.Una sorta di Terra Verde dove si potevano ancora ascoltare le narrazioni di un “ tipo umano “ sempre più raro da incontrare nell’ambito politico.Un limbo dove conservare originali intuizioni metapolitiche che nessuno tentò mai di calare sinceramente nella realtà, non per responsabilità dei militanti cantori o musicisti bensì per la debolezza di carattere e spesso l’ignavia di militanti trasformatisi in politicanti.

2. Oggi, oltre agli strumenti e ai testi, sono cambiati i tempi; rispetto al passato quali sono secondo te i mezzi più attuali per diffondere gli ideali espressi attraverso la musica?

Tutti quelli offerti dalla tecnologia moderna, dai siti internet a facebook, oltre naturalmente al modo più diretto e coinvolgente. Il concerto.

3. A tal proposito, quale è secondo voi oggi il gruppo più all’avanguardia che sta dando una svolta a questo genere musicale e per il quale prevedi un lungo futuro?

Vediamo due gruppi. Sottofasciasemplice e Zetazeroalfa

4. La musica alternativa può ancora oggi avere un ruolo importante fra i militanti o quale futuro prevedi per essa?

Certo. A patto che sia uno degli aspetti di un agire meta politico coerente nel tempo. Il futuro è legato a questa premessa.

5. Invece, al di fuori degli ambienti più spiccatamente politici, pensi che oggi sia più semplice far arrivare al cuore delle persone estranee alla politica i messaggi contenuti nei testi delle vostre canzoni e delle canzoni alternative in generale?

La musica alternativa è nata per questo e soprattutto negli anni ’80 ha diffuso i propri messaggi attraverso l’uso della metafora riuscendo a raggiungere ogni tipo di pubblico.Tant’è che spesso, gironzolando per il web, mi è capitato di imbattermi in blog dove persone che si qualificavano di sinistra affermavano di apprezzare i contenuti delle nostre canzoni….

6. Come si legge dal vostro sito web le esperienze di governo di AN, ci hanno permesso di individuare i germi di quella “malattia del potere” diffusa fra le alte sfere del partito che prontamente avete denunciato scrivendo la canzone “Anche se tutti…noi no!”. A pochi mesi dalla nascita del nuovo contenitore politico chiamato PDL è già in cantiere il testo di una nuova canzone?

No. Per quello che intravediamo dopo i primi vagiti, per il PdL non basterebbe una canzone, bensì un intero album….

7. Quali progetti futuri avete in mente sia come gruppo musicale che come Associazione?

Stiamo lavorando al nuovo cd che sarà doppio. La prima parte dedicata al riarrangiamento di alcuni brani storici non compresi nella Trilogia già pubblicata, più alcuni brani nuovi come quello recentemente anticipato in promo e dedicato al pilota Boscutti. La seconda di impronta totalmente progressive con testi ispirati liberamente all’opera di Pound. L’Associazione proseguirà nell’attività di conferenze e nell’organizzazione di concerti ed eventi culturali (cito come es. quelle indimenticabili tre giornate presso la Corte Benedettina di Correzzola (PD) “Sogno di una notte di inizio estate”in collaborazione con la Provincia di Padova).

8. Il nostro periodico è rivolto ai giovani e in particolar modo agli studenti universitari. Volete lanciare loro un messaggio…(magari con un vostro testo…)

Come no ? da Anni di porfido: “ma io credo che sia giusto rimanere e continuare, l’avventura cominciata perché vivere è lottare “

9. Vi sentite di poter dire ancora che “il domani appartiene a noi…”

Il domani appartiene a chi non rinnega la propria militanza, i propri ideali, la propria fede, i propri amici, la propria storia, i propri caduti, in cambio di trenta denari.Quindi, con il passato e il presente … è già nostro.

10. Proprio in questi giorni è stato pubblicato il programma dell' undicesima edizione di "Atreju", un tempo festa dei giovani di Alleanza Nazionale, oggi prima festa Nazionale della "Giovane Italia", neonato movimento giovanile del Popolo della Libertà che unisce i giovani delle ormai ex Alleanza Nazionale ed ex Forza Italia. Dal programma notiamo con estremo "dis-piacere" che non c'è nessun appuntamento dedicato al panorama della cosiddetta musica alternativa; come giudicate questa decisione che comunque lascerà un po' di amaro in bocca agli appassionati del genere?

E’ la solita storia. Sempre la stessa. Evidentemente al PDL sono più congeniali le veline o Paperissima che gli autori della musica alternativa. E poi una Compagnia dell’Anello che riesce a raccogliere attorno ad un palco più gente del presidente della Camera o del Consiglio (e con più entusiasmo), come è successo l’anno scorso, potrebbe dar fastidio a qualcuno e creare imbarazzi nella classe dirigente ex MSI ed ex AN ora approdata stabilmente nelle stanze del potere. Mi fa un po’ tristezza il nome GIOVANE ITALIA. Anch’io mi iscrissi ad un movimento giovanile che portava questo nome. Era il 1969. Entrai in una sede povera e disadorna dove un tipaccio corpulento stava inchiodando alla parete delle lettere di cartone nero. C’era scritto “anche se tutti… noi no !”. Comunque auguro loro( ai Giovani Italiani intendo ) ogni bene.

tratto da www.ilbersaglio.info

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